Salari, Italia maglia nera tra i paesi Ocse: guadagni -16,5 % rispetto alla media


Parigi, 11 mag. (Adnkronos) – In Italia nel 2009 i salari si sono confermati tra i più bassi dei paesi dell’Ocse, inferiori del 16,5 % rispetto alla media dei trenta membri dell’Organizzazione. Lo rivela il Rapporto ‘Taxing Wages’ diffuso oggi a Parigi, in cui il nostro Paese si colloca come stipendi al 23mo posto, stessa posizione dello scorso anno. Per il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, il dato Ocse “è lo stesso del passato” si basa su tecnicalità “che abbiamo sempre messo in discussione e francamente non ha riscontro nella realtà”. Ma il Codacons denuncia: i prezzi e il costo della vita dal 2002 ad oggi ”sono raddoppiati, mentre stipendi, salari e pensioni sono rimasti al palo”. ”Il governo – sottolinea l’associazione – non può continuare a lavarsene le mani come ha fatto fino ad ora, accontentandosi di provvedimenti spot”. In media in Italia, secondo i dati Ocse, un lavoratore single senza carichi di famiglia ha avuto nel 2009 un salario annuale netto di 22.027 dollari, rispetto i 26.395 della media Ocse. Ancora più forti i divari rispetto alla media Ue, dove la media dei salari è di 28.454 dollari (25.253 per la Ue-19). Nel caso di lavoratore con famiglia mono-reddito, con a carico coniuge e due figli, il salario netto degli italiani sale a 26.470 euro ma si conferma al 23mo posto della classifica Ocse. Ai vertici della classifica, nel caso di lavoratore single, la Corea del Sud, con un salario medio di 40.190 dollari, mentre all’ultimo posto il Messico con 10.121 dollari. Nel caso di lavoratore con coniuge e due figli a carico, il salario medio piu’ alto si registra in Lussemburgo con 50.482 dollari. In Italia il cuneo fiscale, ovvero la differenza tra il costo del lavoro sostenuto dall’impresa e il salario netto percepito, è stato del 46,5% nel 2009 (-0,03% sull’anno precedente), ponendosi al sesto posto della classifica elaborata dall’Ocse. Al vertice della classifica – per quanto riguarda i lavoratori single senza famiglia a carico – si pone il Belgio con un cuneo del 55,2 %, seguito da Ungheria (53,4) e Germania (50,9). In fondo, Messico (15,3%) e Nuova Zelanda (18,4%). Più ‘leggero’ il peso per lavoratori con coniuge e due figli a carico: in Italia scende al 35,7 % (-0,4% rispetto al 2008), settimo posto della tabella dell’Ocse, che vede una media del 26 %. In questo caso il cuneo più forte si registra in Ungheria (43,7%) e Grecia (41,7), mentre diventa quasi nullo in Nuova Zelanda (0,6%) e Islanda (8,6%), paesi caratterizzati da forti politiche di sostegno alle famiglie. Per quanto riguarda il nostro paese l’Ocse evidenzia il peso – pari a circa il 3 per cento – dei ‘pagamenti obbligatori non fiscali’, ovvero il trattamento di fine rapporto. Secondo il segretario generale dell’Ocse Angel Gurria “abbassare le tasse sul lavoro può contribuire a sostenere la ripresa, ma solo all’interno di interventi più ampi ed equilibrati”. L’organizzazione internazionale con sede a Parigi rende noto anche che il tasso di disoccupazione nell’area dell’Ocse sale dall’8,6% di febbraio all’8,7% a marzo e di 0,8 punti percentuali rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Il numero dei disoccupati nell’area si attesta a 46,1 milioni: 3,9 mln in più rispetto a marzo 2009. Nella zona euro il tasso di disoccupazione a marzo è rimasto invariato al 10%. Rispetto allo stesso del 2009 il tasso è in crescita di 0,9 punti percentuali. In Italia la disoccupazione è salita dall’8,6% di febbraio all’8,8% a marzo. Rispetto a marzo 2009 il tasso è in crescita di un punto percentuale. A guidare la classifica dei paesi della zona euro con più disoccupazione è la Spagna (19,1%). Seguono la Repubblica slovacca (14,1%), l’Irlanda (13,2%), la Ungheria (11%), il Portogallo (10,5%) e la Francia (10,1%). I tassi più bassi si registrano in Corea (3,8%), nei Paesi Bassi (4,1%) e in Messico e Austria (entrambi al 4,9%).

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