PROVA D’ORCHESTRA…


Del resto era prevedibile. Prima o poi avremmo dovuto fare i conti con giustizieri mascherati che pensavano con quattro sganassoni di rimettere a posto le cose. Tutto è perfettamente sintonico con i personaggi che vanno a costituire l’attuale “motore pensante” del paese. Checché se ne dica, l’esempio dato dall’attuale esecutivo con l‘apertura di spazi dialettici (e conseguente credibilità televisiva)  a tutto il circo dei nani e delle ballerine che vanno dalla lega di Borghezio a Forza Nuova di Fiore non poteva che esitare in una “bella ripassata” ai danni di qualunque minoranza “dai finocchi ai “neger” non dimenticandosi degli zingari. Nell’alveo della continuità storica col nostro non lontanissimo passato di manipoli composti da baldanzosi giovanotti armati di bastone e purgante, coraggiosi solo quando si trovavano a tendere imboscate  a tradimento in rapporto di dieci a uno, si è scatenata una consuetudine tutta italiana che riscopre una squallida identità di popolo solo nelle tifoserie più becere e nelle risse di quartiere. Niente a che vedere con i sacri valori legati alla Patria, alla Nazione o se vogliamo dirla più democristianamente al Paese. La nostra cultura, cui purtroppo oggi non è esente  il malevolo contributo mediatico, ci limita come sempre ad identificarci come entità di quartiere, di squadraccia riottosa o semplicemente di isolato solo quando possiamo identificare un nemico (possibilmente indifeso). Questi germi sono presenti  da sempre e ogni tanto escono. Complice una certa politica che queste tendenze avvalla per perseguire il raggiungimento di certi suoi obiettivi. Questi fenomeni sono segnali: piccole luci che brillano solo un attimo a centinaia di chilometri le une dalle altre, casi isolati, verrebbe da pensare ma questi lumi sono sintomatici di una condizione globale.

Alcuni aspetti: l’innegabile collegamento nei metodi e nella cultura fra politica estremista di destra e tifoserie fanno dedurre che si tratta ormai di gruppi abbastanza organizzati sul piano militare da poter organizzare squadre sempre più aggressive, dinamiche ed efficienti. L’arruolamento della manovalanza negli ambienti giovanili più degradati culturalmente e più inclini alla violenza.

La progressiva atomizzazione del corpo sociale con la disgregazione delle funzioni dello Stato, sempre più lontano, assente, disgiunto dal corpo sociale: ormai un’entità siderale impegnata  in temi troppo ontani dalla realtà sociale che dovrebbe rappresentare; e il conseguente porsi in essere di  micropoteri locali, basati spesso sul malaffare, talvolta sulla violenza, ma quanto mai efficaci nella gestione della loro realtà contingente.

La persistente tolleranza di queste aree di disagio giovanile dove trovano luogo fertile di crescita fenomeni di imbarbarimento civile e regressione sociale. La sensazione che, al di là delle promesse, vi sia un atteggiamento di sufficienza su questi fenomeni da parte dell’attuale esecutivo e degli strumenti posti a gestione dell’ordine pubblico, con pronte smentite e minimizzazioni della variabile politica, da una parte e una tiepida volontà di perseguire i responsabili dall’altra.

Si comincia sempre così, in Italia. Gli ingredienti ci sarebbero tutti: un Potere compiacente nei fatti ed in contiguità ideologica con queste cosiddette squadre d’Azione, una crisi sociale ed economica dai contorni mal definiti e perciò inquietanti, un’opposizione debole e sperduta. La Storia dovrebbe averci insegnato qualcosa. Evidentemente tante circostanze (comprese le responsabilità colpevoli dell’istituzione scolastica e della cultura mediatica) hanno portato a dimenticarci troppo presto del nostro passato (troppi cadaveri nell’armadio ?).

Cosa dovremo aspettarci ? Presto si passerà agli ebrei e ai comunisti ? (…non necessariamente nell’ordine anzidetto). Poi via contro tutti gli altri oppositori ! Ci risiamo ?

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