IGNORANZA MILITANTE


L’articolo di Barbara Spinelli  apparso oggi (05 gennaio 2011) sulla prima pagina di Repubblica in risposta alle considerazioni di Bernard Henri-Lévy sulla questione estradizione di Battisti dal Brasile, stigmatizza in maniera liquidatoria la posizione del filosofo francese, tacciando lui e più in generale i pensatori francesi a lui vicini, di superficialità ed ignoranza, poco addentro nelle questioni italiane. Anzi, l’autrice va oltre, lo definisce un vizio tipico del pensare francese, il cui egocentrico sciovinismo rappresenta un autentico tallone d’Achille.  Se di ignoranza si deve parlare, allora, sarebbe bene sgombrare il campo da tante parole, evitare di scomodare Zola, Dreyfus, il Corano e Gesù Cristo, che hanno tanto il sapore del classico fumo negli occhi per andare piuttosto a cercare l’arrosto, ovvero le ragioni ultime dell’argomento di cui si dovrebbe parlare. Argomento di cui comunque poco si è parlato in Italia, nessun telegiornale, nessun giornale: dal Secolo d’Italia a Repubblica ha riportato le motivazioni addotte dall’avvocatura Brasiliana per motivare il rifiuto. Ci voleva Barbara Spinelli con le sue dotte dissertazioni a raccontarci che chi è contrario è un ignorante e complice di criminali. I francesi sono ignoranti e i Brasiliani pure. Quanto alla questione in se, c’è un criminale che deve essere assicurato alla giustizia punto. Nel lungo articolo della dotta giornalista poco si evince sul fatto che viene contestata la modalità nella quale è stata compiuta la fase istruttoria del processo, gli interrogatori fatti un tanto al chilo (di sale fatto ingurgitare forzatamente agli interrogati), le torture per le quali si mobilitò Amnesty International, giornalisti dell’Espresso (certamente non simpatizzanti dei PAC)  che, indagando sulle vicende e avendo raccolto prove, vennero arrestati, testimonianze fornite da poliziotti che assistettero alle mattanze dei sospettati. Alla giornalista, fra un Rilke e un Celine, non passa per la testa   qualche considerazione sul valore di una istruttoria fondata sul pentitismo, ovvero la libertà data da uno Stato ad assassini talvolta ben peggiori dei complici da loro accusati. Anche per questo si percepisce come voragine dolorosa l’assenza in tutto il brano di un autore italiano: Cesare Beccaria.

Per motivare il sostegno incondizionato a quella estradizione lo trasforma in un sostegno incondizionato alla Magistratura. Chiama in causa la malavita organizzata, le vicende del Capo del Governo, tira in ballo perfino Falcone e Borsellino, dopotutto erano colleghi di Spataro. Dimentica però, in questo succinto excursus giudiziario italiano, la vicenda Tortora.

Tutta questa insalata di parole serve sempre ad intorbidire le acque. Semplicemente non può andare a parlare della sostanza delle cose. O si perde in voli pindarici, bizantinismi lessicali e nomi esotici ed evocativi o la butta nel sangue citando i fatti delittuosi, le tragedie delle persone coinvolte. E’ tragico assistere a questo mercato nel quale si butta sul piatto della bilancia e si rimesta con cinico calcolo il sangue  della tragedia per suscitare emozioni e raccattare consensi. A quanto sembra l’unica strada percorribile oggi dalla signora Spinelli.

Su questi argomenti, la giornalista non aiuta il lettore a dipanare qualche dubbio con un percorso razionale; non può. E’ su queste vicende dopotutto che si basa il rifiuto del Brasile e forse il ruolo della Signora Spinelli dovrebbe essere, fino a prova contraria, proprio quello di informare.

La chiusura totale all’ipotesi e all’invito di Lévy a voltare pagina, giunge al parossismo, adducendo a scemenza o a ignoranza, inguaribili perfino da Gesù. Ovviamente viene da pensare all’amnistia verso i fascisti perorata da Togliatti all’indomani del 1945. Si salvarono in molti da quell’amnistia, da fucilatori di professione di ragazzi diciottenni renitenti alla leva, a funzionari dei reparti di polizia e dell’esercito (che poi si sarebbero distinti negli anni seguenti  durante le manifestazioni di piazza), agli intellettuali estensori del manifesto della Razza, che rioccuparono gli stessi scranni dai quali avevano fornito il necessario supporto intellettuale alle persecuzioni degli ebrei, e che, nonostante tutto, continuarono a tenere quegli scranni per poi passarli ai loro figlioli, come è sempre accaduto nel nostro paese e oggi ci tocca sopportare i loro nipoti.

Evidentemente l’incomprensione fra i due paesi è dovuta a scemenza o ignoranza, visto che l’attuale Presidente del Brasile, negli anni ’70 militava in un’organizzazione guerrigliera e oggi si trova a condurre il paese confrontandosi sul terreno democratico con gli ex nemici. Un paese con un passato coloniale dall’economia instabile ha compiuto un miracolo (o una scemenza) che l’Italia non riesce a compiere.

Forse però c’è altrettanta ignoranza e stupidità a voler negare altre violenze: le bombe che scoppiavano nelle piazze, ragazzi diciottenni ammazzati durante le manifestazioni, o sotto gli interrogatori e le percosse della polizia, la cultura fascista che ha pervaso gli organi polizieschi fino ai giorni nostri e che spesso ancor oggi si fa sentire in episodi  lugubri e sanguinosi.

Forse c’è della stupidità nella sinergia che si coglie fra la scelta di non voltare pagina e la constatazione che terrorismo, mafia, corruzione, sprezzo della magistratura rappresentano un presente limaccioso.

Forse c’è della stupidità o dell’ignoranza nella signora Spinelli a non ricordare  che gli anni di Piombo se furono una storia criminale  sono iniziati con un crimine commesso a Reggio Emilia il 7 luglio 1960. Per quel crimine e per gli altri che seguirono il colpevole non fu mai processato.

http://www.repubblica.it/esteri/2011/01/05/news/spinelli_battisti-10859821/

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