Parigi val bene una messa 2….


charlie hebdo

Non si trattava, come falsamente dichiarato (sapendo di mentire) dalle agenzie di stampa italiana, di due reduci dalla Siria addestrati dall’ISIS. Piuttosto erano  due sbandati, anonimi alienati ragazzi o poco più, parcheggiati da una vita in una delle tante periferie proletarie di parigi (leggasi Banlieu). Il lavoro scarseggia per la crisi, una vita insulsa con il sentore sotto la pelle di essere comunque considerato un marginale, un corpo estraneo del sistema francese, non più arabo, non ancora francese (probabilmente mai). Questa sensazione di essere poco più che un escrescenza sbagliata del sistema  senza prospettive, senza identità culturale. Forse questo sta alla base dell’esigenza per molti di loro di trovare un forte richiamo identitario che riesca se non a colmare, per lo meno a mascherare quel vuoto che alberga dentro di loro: la percezione di essere un rifiuto.  Anche per questo è importante ricordarsi di avere delle radici, per non enfatizzarle falsamente. Come già accaduto sono in molti fra quegli integralisti del corano ad aver ricercato la notorietà attraverso il mondo dello spettacolo. La religione non c’entra niente se non per creare come sempre degli alibi.

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