antiche maginazioni


guttemberg

Da 5 stelle convinto (insomma… abbastanza convinto)  sto per dire una cosa che sconcerterà molti (grillino e no) e mi si accuserà di incoerenza e anzi qualcuno dirà che non posso considerarmi affatto simpatizzante 5 stelle e mi inviterà a non dichiararmi tale. Tuttavia devo dirla: Il concetto di Europa come nazione unica che raccoglie tutti i paesi compresa l’Italia, con libera circolazione di merci, ma soprattutto di persone, (possibilmente per scelta non obbligata) senza più barriere in se è un concetto giusto, una prospettiva politica plausibile, auspicabile, un’aspirazione ad una più alta libertà.

Quello che non va però, non sono le ricette di austerità di una cancelliera teutonica sovrappeso e caratteriale come qualcuno vorrebbe far credere. L’Europa entra in crisi perché nella sua composizione di stati si trova a cozzare con realtà statuali come l’Italia (e la Grecia) ancora arretrate, con struttura sociale di stampo medioevale. E’ come voler fare la rivoluzione industriale senza i telai inglesi, la Riforma Protestante senza Guttemberg, el Siglo de Oro senza Colombo. La struttura sociale e dirigenziale del nostro paese non può sostenere l’inserimento nel più ampio mercato europeo e ancor più in quello globale mantenendo al contempo i privilegi e i margini di opulenza della sua classe dirigente. L’unica strada che la classe dirigente sa percorrere al momento per far fronte a questo problema, senza rinunciare nel contempo alla sua condizione, consiste nel far pagare il gap a tutto il paese, ovvero le classi medie e medio basse dei lavoratori, ai servizi, impoverendo drammaticamente il paese e naturalmente senza neanche riuscirvi. Non va a intaccare i privilegi della casta dei politici i cui stipendi, prebende, benefit e pensioni sono di gran lunga superiori a quelli dei loro colleghi tedeschi, non va a intaccare le rendite parassitarie dei vari boiardi di stato insigniti ai vertici di tutte le aziende chiave con stipendi da favola nonostante le rendita delle medesime siano sempre una desolante parabola discendente verso il fallimento. Non si mette in discussione il meccanismo familistico, nepotistico e clientelare che pone ai vertici della dirigenza tecnica, professorale e universitaria del paese sempre gli stessi cognomi e facce similari, solo un po’ più giovani, inventando patetici e poco credibili test per esibire una fantomatica imparzialità nella scelta degli aventi diritto ad una carriera universitaria e dirigenziale.

La nostra casta produttiva e industriale ha vissuto con laute prebende di stato, parassitaria e arretrata senza puntare all’ammodernamento, al rinnovamento. Rimangono solo alcuni rari nomi di punta, destinati ad una produzione esclusiva e minimale per una clientela d’elite, forse i loro stessi amici e prestatori di finanze e aiutini vari. Un’economia rinascimentale nella società di massa ! Ma non è sufficiente. Mentre per la più corposa produzione destinanta a tutto il sistema, abbiamo mezzi mediocri e dispendiosi. Così è per le comunicazioni, per la telefonia, per i trasporti (l’ipertrofizzazione di quello su gomma ha ragioni che non riguardano né praticità né risparmio).

Per poter stare in Europa, l’Italia dovrebbe spazzare via la sua struttura sociale e politica, rinnovandosi con una nuova classe dirigente, moderna, efficiente, competente. Così non è. Mentre predicano sacrifici da fa pagare alla popolazione, il loro tenore di vita e disponibilità di denaro è rimasto praticamente inalterato. La multa ai loro amici: i colossi del gioco d’azzardo, è stata condonata, passando da oltre 97 miliardi di euroche era a poco più di 850 milioni ! Ma c’è la crisi e allora bisogna ridurre servizi, posti di lavoro, pensioni e stipendi, mentre imperterriti continuano a far orecchie da mercante quando qualcuno vuol render conto loro del fatto che guadagnano il triplo di un loro parimerito collega tedesco o francese e che vanno in pensione dopo una legislatura.

Gli ospedali e i loro punti d’accesso al pronto soccorso, fatiscenti ed intasati, rassomigliano sempre più alle tristi realtà  dei paesi del terzo mondo e delle zone di conflitto.

Le scuole cadono a pezzi, talvolta perfino sulla testa degli studenti. I tagli imposti alle regioni impongono, per rientrare nei costi, la contrazione della settimana scolastica, dilatando a dismisura le ore di lezione giornaliere. Sono queste le soluzioni possibili per riuscire a stare in Europa e nel contempo conservare tutti i privilegi di casta.

Per andare in Europa senza dover precipitare nell’abisso, tutto quel bel mondo dovrebbe essere cancellato con un colpo di spugna. Altrimenti il peso di stare nel mercato globale diverrebbe insostenibile. In Grecia hanno optato per un’uscita dall’Euro, tuttavia troppo poco ho sentito dire da Syriza in merito a far pagare la crisi a chi ha lucrato, rubato, intascato indebitamente. Esiste un programma di Syriza per far restituire il maltolto da chi ha rubato ? da chi ha truffato  ? Il timore che dietro a Syriza si nasconda il tentativo vigliacco della casta al potere di conservare a qualunque costo i privilegi magari indossando per l’occasione una bella fusciacca rossa è forte. Stare in Europa significa o far fuori la vecchia classe dirigente o conservarla e ridursi a paese del terzo mondo. La nostra classe di Potere, che ci crediate o no, ha già scelto per voi.

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ricordiamoci di Villa Certosa


probabilmente faremo la fine della Grecia e saremo i primi a cadere dopo il rifiuto Greco di continuare a pagare i debiti a costo di affamere i suoi cittadini nella politica dell’austerità imposta dall’unione europea. Ma non dimentichiamo da dove siamo venuti e soprattutto come hanno sprecato i soldi i nostri governanti,  prima di accusare il governo tedesco per la politica di austerityu imposta.

Ancora adesso questi filmati e questi telegiornali vengono censurati periodicamente.

http://www.attivo.tv/play/player/4/4937.html

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GEODETICA DEL POTERE


bechis

Sarei davvero curioso di sapere quanti sono quelli convinti che con l’elezione del nuovo PDR il patto del Nazareno sia stato finalmente infranto e finalmente il PD veleggi libero sulla rotta della guida del paese senza condizionamenti da parte di Berlusconi. Se lo credete, bè vengo qui a darvi una delusione: Non è affatto vero ! Mattarella risponde perfettamente ai desiderata del Caimano. Solamente era necessario, per esclusivi e biechi fini elettoralistici, fare un pò di manfrina per giustificarsi con elettori e simpatizzanti. Dopotutto siamo in democrazia ! Ci vuole una maggioranza e un opposizione, e l’opposizione deve opporsi; o per lo meno fare finta. Come è accaduto in Italia da almeno 50 anni.
In un articolo di un mese fà (31/12/2014), Franco Bechis, editorialista di Libero espone il commento del suo Proprietario (del giornale per cui scrive) sul profilo del nuovo PDR, esprimendo i suoi desiderata. Ecco che fra i nomi la figura di Sergio Mattarella appare come quella più gradita al prestatore d’opera di Cesano Boscone.

http://www.liberoquotidiano.it/news/505/11738324/Quel-che-confida-Berlusconi-sul-Quirinale.html

Cosa significano allora tre giorni di manfrine, di accuse di tradimento, di metodo totalitario che sono piovute nell’emiciclo come una buriana di mezza estate ? Probabilmente a cercare di farci credere che in effetti loro sono in guerra e non sono d’accordo su niente, farci credere che essi rappresentano la maggioranza e l’opposizione di un sistema dopotutto democratico, la quale si scontra con le armi della dialettica, senza esclusione di colpi, per poi alla fine trovare una soluzione.

Questo porta le fortune al PD stile Bersani, il quale potrà raccontare ai suoi elettori che finalmente il patto del Nazareno è stato superato e che sono tornati ad essere il partito della sinistra, del popolo, dei lavoratori e soprattutto dei disoccupati. E’ possibile che qualche pensionato di una bocciofila ARCI o dei circoli ANPI ci caschi; più perchè non vuole rassegnarsi ad accettare il fatto di aver speso un’esistenza sostenendo una cricca di  aristocratici e notabili commedianti che per un sereno e razionale confronto con la realtà. Su questo anche la famigerata minoranza PD, i pretoriani di non si sa quale sinistra, magicamente ha trovato “l’accordo”. Perfino gli esterni, quel famoso SEL che si proclama lontano e nemico della politica tatcheriana del sistema Renzi alla fine ovinamente, come accade sempre nei momenti difficili,  sono andati in soccorso al Sistema. Dopotutto è quello per cui servono e per cui occupano scranni in Parlamento. Mancava Ingroia, solo per una bieca questione di numeri, ma dicono che sia stato altrimenti ricompensato.

Anche qualche elettore berlusconiano avrà certamente ritrovato vigore da queste ultime vicende quirinalizie. Gli Anchormen di Cesano Boscone (Palazzo Grazioli esiste ancora ?)  si sono prodigati in questa gioiosa battaglia propagandistica. Dopotutto anche per loro: “un elettore val bene una mussa” (dial. genovese: organo genitale femminile – gergale  significa bugia). Abbiamo così apprezzato i Belpietro e i Sallusti prodigarsi in concioni sulla vile estromissione del Capo (il loro) da ogni decisione al riguardo.

L’unica nota positiva…. e patetica, a detta di tutti gli operatori  del brodo mediatico propagandistico nel quale tengono in ammollo il paese, è la sostanziale estromissione ed esternalità del movimento 5 stelle, il quale non ha avuto alcuno spazio di manovra in queste decisioni. Sfido io ! Era già tutto deciso dal 31 dicembre scorso !
Con questo nuovo episodio, a detta della Casta al Potere, si proclama la totale inutilità del Movimento sulle decisioni per la vita del paese. Il Movimento non ha alcun effetto e loro tirano dritti sulla loro strada senza neppure ascoltarlo, cosa che, a fronte del 23 % dei consensi raccolti alle scorse politiche, non è certo un buon esercizio di educazione alla democrazia, ma questa è un’altra storia. La speranza ultima è scoraggiare quegli elettori,  dimostrando loro che quel voto è totalmente ininfluente e inutile. L’impeto messo nel disegnare questa teoria è tale che suscita qualche perplessità. Se davvero fosse ininfluente, probabilmente avrebbe fatto la fine della Lega, con qualche posto di comodo assegnato ai principali esponenti, giusto per tenerseli buoni. Così non è stato, la nemicalità verso il movimento viene proclamata nei fatti a gran voce da tutte le parti in ogni occasione. Segno questo, indiscutibile, che evidentemente quel movimento rappresenta una spina nel fianco al sistema. Questo concetto deve far riflettere gli elettori che malsopportano questo sistema e non credono alle parole di Renzusconi ma che guardano ancora Fazio.

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spaghetti, musaka e zaziki


spaghetti In Italia c’è già la coda di quelli che hanno depositato il logo di qualcosa che rimanda alla sinistra greca, ai suoi colori, ai suoi successi. men che mai alle sue istanze. La scorsa primavera un gruppo di intellettuali italiani (fra cui alcuni pseudo), vari personaggi a metà fra il mondo dello spettacolo, del jet set della mondanità sinistrorsa più gossippara e caciarona, si sono raccolti attorno ad una fantomatica lista Tzipras in onore del vincitore greco. E’ presumibile che prossimamente assisteremo a riedizioni di questa insalata greca alla pommarola o di qualcosa che rimanderà inesorabilmente, in qualche modo a Siriza, confidando nell’effetto trascinamento della vittoria di Siriza di queste ore.

Si sa è la moda, i grandi demiurghi di questa decotta sinistra 2.0 sempre al servizio del BCE e dei burocrati di Maastricht hanno intravisto una tigre che potrebbe portarli se non lontano, quantomeno abbastanza in alto da entrare enll’olimpo degli eletti (sono questi i gretti orizzonti di questi novelli padri del socialismo nostrano al di là di tanto lirismo nelle loro declamazioni), mettersi in tasca qualche quindicina di migliaia di euro al mese, profittare di benefit vari e con un pò di fortuna raggiungere il tanto sospirato vitalizio a spese degli italiani che lavorano per davvero ovviamente. Tutto stà a saper vendere bene il prodotto. Una bieca operazione di marketing. E’ un dejavù. Si declama a gran voce l’equità sociale, gli interessi del popolo, le miserrime condizioni di tanta gente della classe lavoratrice, salvo poi mandare in parlamento, a spese dei contribuenti: o pubbliciste di Debenedetti americanofile, filosioniste e di stretta osservanza globalizzata oppure DragQueen il cui unico merito è quello di aver vinto l’Isola dei famosi. A tutti costoro non ho che da dire, se si sentono così barricaderi, di rinunciare a parte del loro stipendio (tenendosi comunque una parte di gran lunga superiore allo stipendio di un italiano medio), al finanziamento al loro partito e ai loro giornali. Allora poi, forse, potranno essere ritenuti credibili. Ma come ci ha insegnato Barbara Spinelli sono disposti a promettere qualunque cosa, salvo poi, quando viene il momento, rimangiarsi tutto. E’ una questione di etica, cosa che siffatta gentaglia non possiede.

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I CINESI NON HANNO VOTATO IL “CINESE”


cofferati-paitaAria di fronda a Genova. Se qualcuno tira un sospiro di sollievo e vede nella prospettiva dei prossimi cinque anni aprirsi uno spiraglio di luce, per altri si vede sfumare un progetto a lungo accarezzato. Dapprima il trasferimento dal soglio bolognese a quello genovese, successivamente la conquista del mandato europeo, quello di oggi rappresenta per il commissario politico Cofferati il primo vero scivolone. La mancata vittoria alle primarie liguri segna una battuta d’arresto che non è solo sua, ma di tutto un progetto proveniente da Roma e voluto fortemente dai poteri centrali. Al pari di Marino a Roma, Cofferati a Genova è un estraneo, nonostante da alcuni anni si sia trasferito; per motivi familiari, addusse.

L’uomo d’apparato inviato dalla sede centrale avrebbe dovuto rappresentare la realizzazione di una cinghia di trasmissione virtuosa del sistema-stato nella città del grifone.

La cricca genovese che stà dietro a Raffaella Paita, overossia Autorità Portuale ed Ente porto, i gruppi che contano in Carige, ovverossia Burlando e Scaiola, si sono rivelati più forti delle decisioni di Roma di imporre un esterno, uno fuori dai giochi in Regione.

Le motivazioni per questi desiderata Romani sono molteplici, una vale per tutte: al pari di Marino, Cofferati avrebbe rappresentato esteriormente il sistema virtuoso estraneo alle manfrine e agli intrallazzi, talvolta davvero scandalosi, cui abbiamo assistito in questi anni. Cofferati in regione avrebbe significato un nuovo episodio di mafia capitale al sapore di pesto. Qualcuno, fra i referenti politici, avrebbe dovuto dare più di una risposta sulle infiltrazioni delle cosche calabresi in Riviera, su oltre l’80% di appalti concessi a ECOGE e amici vari (già segnalata dalle forze dell’ordine agli enti politici per legami con le cosche calabresi.), sulla gestione di Scarpino, sulla spregiudicata gestione Berneschi del patrimonio Carige (davvero certi che quel benestante signore anziano abbia fatto tutto pro domo sua ?). Probabilmente col Cinese sul ponte di comando, come è accaduto con Marino in Campidoglio,  sarebbero scattate delle manette con gran enfasi dei media e la parola d’ordine pronunciata a gran voce per l’occasione è che le mele marce sono altro, non certamente il virtuoso PD. Una riedizione di quello che abbiamo sentito con mafia-capitale. Magari ci sarebbe stata pure l’occasione per fare una bella fiaccolata. Sacrificando poche teste si sarebbe riabilitato un sistema partito nella sua interezza, restituendone l’autorità morale per continuare a governare. Tutto rimandato, pare.

Da subito sono state fatte denunce di brogli, di gente mai vista nei circoli del PD giunta apposta in gruppi organizzati per votare. Proprio come qualche tempo fa accadde in altre primarie con stuoli di cinesi e albanesi davanti alle sezioni. Come si dirà: i cinesi non hanno votato il cinese !

Perfino l’ANPI locale si è schierata, paventando, con la non partecipazione al voto, una sorta di rivolta morale (di questi tempi davvero ridicolmente fuoriluogo) in caso di vittoria di chi aveva minacciato di allearsi con i vecchi nemici: i fascisti !! Per una questione di antifascismo, ha asserito l’ANPI. Insomma vecchie logore bandiere sempre pretese allo sventolio. Ma il trucco è vecchio e stinto.

L’ANPI il cui acronimo significa Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, in realtà raccoglie gli ultimi scampoli di anziani signori avvicinati al vecchio PCI e agli ideali antifascisti negli anni ’60 e ’70. Gente che la resistenza forse l’hanno più vista o sentita narrare che fatta, qualcuno, dicono, anche più giovane, attratto da una possibile opportunistica scorciatoia per assurgere ai livelli dirigenziali del PD. I partigiani, quelli veri bontà loro, sempre più rari, sono presi da altre faccende, stanno combattendo la loro ultima disperata battaglia contro cateteri tappati, dentiere scomode, infermiere burbere, figli irriconoscenti, memoria che và via.

Quindi tutto un mondo virtuale, quello dei comunicati ufficiali dell’ANPI, nel quale gli ultimi irriducibili combattenti, al pari dei richiamati di Bastogne conducono la loro personale battaglia fuori dal tempo e dalla realtà.

La candidatura di Paita non solo riconferma il ruolo di Burlando e del comitato d’affari con Scaiola e i suoi, ma conferma anche le relazioni con gli ambienti di cui si è detto sopra. Non è che con Cofferati al comando le cose, in termini di amministrazione, sarebbero andate meglio. Per carità ! Ci sarebbero state le stesse identiche modalità di gestione del territorio, le stesse priorità, forse con un piglio di autoritarismo in più, come ci ha insegnato la gestione bolognese del sindaco sceriffo che proibiva di bere una birra per strada. Ci sarebbe stata in aggiunta la variante della purgatura morale e conseguente riabilitazione formale del sistema di potere. Ma solo per questioni di opportunità e di difficoltà oggettive a gestire in pubblico una situazione ormai putrescente.

Mentre la città affonda nel cemento di opere edilizie di improbabile utilità, i soldi che dovrebbero mettere in sicurezza gli alvei dei torrenti e contrastare gli effetti di nuove alluvioni vengono prosciugati e spariscono nel nulla. Gradualmente l’urbe sprofonda in una dimensione da città da terzomondo, come ci hanno abituato certe periferie delle città del Sud in mano alla mafia. Cantieri assurdi sfregiano ogni visuale con lavori interminabili e spesso inutili. Rimarremo così, almeno per altri cinque anni, forse per sempre. Ma a prescindere dai risultati delle primarie ci saremmo rimasti comunque.

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Parigi val bene una messa 2….


charlie hebdo

Non si trattava, come falsamente dichiarato (sapendo di mentire) dalle agenzie di stampa italiana, di due reduci dalla Siria addestrati dall’ISIS. Piuttosto erano  due sbandati, anonimi alienati ragazzi o poco più, parcheggiati da una vita in una delle tante periferie proletarie di parigi (leggasi Banlieu). Il lavoro scarseggia per la crisi, una vita insulsa con il sentore sotto la pelle di essere comunque considerato un marginale, un corpo estraneo del sistema francese, non più arabo, non ancora francese (probabilmente mai). Questa sensazione di essere poco più che un escrescenza sbagliata del sistema  senza prospettive, senza identità culturale. Forse questo sta alla base dell’esigenza per molti di loro di trovare un forte richiamo identitario che riesca se non a colmare, per lo meno a mascherare quel vuoto che alberga dentro di loro: la percezione di essere un rifiuto.  Anche per questo è importante ricordarsi di avere delle radici, per non enfatizzarle falsamente. Come già accaduto sono in molti fra quegli integralisti del corano ad aver ricercato la notorietà attraverso il mondo dello spettacolo. La religione non c’entra niente se non per creare come sempre degli alibi.

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Parigi val bene una messa…


charlie hebdo Non voglio commentare l’ovvio sull’attentato terroristico occorso ai giornalisti di Charlie Hebdo. Tuttavia quelle che ho visto non sono le uniche immagini raccapriccianti di questo tormentato inizio d’anno. In un filmato proveniente da Aleppo ho assistito al salvataggio di due fratellini sepolti vivi fra le macerie della loro abitazione distrutta dai bombardamenti.

Un fatto consueto da certe parti. Consueto come le case demolite in Cisgiordania per far posto ai nuovi insediamenti dei coloni. Consueto come le enclavi palestinesi strette fra alte mura di cemento e filo spinato. I passatoi per transitare dal lavoro a casa vigilati da soldati armati fino ai denti. Nessuno si è mai chiesto quante famiglie algerine, palestinesi, iraqene, giordane, curde, afghane stanno piangendo adesso i loro morti. probabilmente non esiste neppure un conto attendibile. Tutto ricade nella anestetica giustificazione della democrazia da esportare, delle vittime collaterali, della geopolitica. Ma dietro a questa ipocrisia ci sono storie umane disperate, senza scampo e senza futuro. Proprio come è  senza aspettativa di futuro chi decide di attuare una strage come quella avvenuta. Allora la vera domanda da porsi è quale futuro potranno avere quei due bambini sepolti sotto le macerie di ALeppo ? Quale futuro potranno avere tutti i bambini nei campi profughi di tutto il mondo ?

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